il mio mezzo espressivo è la pittura, non posseggo un'altra cosa così.
spero che il lavoro che farò per questo evento, porti delle riflessioni intorno 

alla mia pittura, capaci di pormi il problema della sua parola. in effetti, non 

saprei come spiegare quello che lega la parola, la parola alta, alla pittura.
è per questo che i miei quadri non si sanno raccontare, con la parola.
chi li ha fatti non ha nulla da dire.
mi piacciono alcuni principi della fisica, sia subatomica che teorica. in realtà mi 

emoziona il fatto che si possano osservare dei fenomeni estremamente complessi 

e apparentemente differenti tramite delle semplici interpretazioni.
semplice e complesso, 
il fatto che due concetti così lontani si tocchino mi ha sempre affascinato. è come 

la teoria per la quale gli estremi si toccano, fino a poter essere la stessa cosa.
è come la teoria della curvatura dello spazio e del tempo dove appunto, 
spazio e tempo si annullano.
rimane una essenza testimone, 
che non so vedere oltre ad un uomo e alla sua esperienza.
mi interessa lavorare e cercare di rappresentare in questa direzione.
la dove la realtà è privata dei suoi pilastri spaziali e temporali, 
ciò che si evidenzia è l'uomo, con se stesso. 

a curvarsi è l'uomo.
un essere che si curva fino a toccare il suo essere primigenio.
la sua natura le sue sensazioni i suoi pensieri le sue cose, quello che fa.
non penso a chi lo fa, ma a ciò che si fa.
per questo non mi interessa dipingere quello che è, 
ma quello che si fa.

 

per questo non vedo distanza tra me e ciò che rendo visibile. in mezzo esiste 

tutto un qualcosa che non è possibile separare, e che ha ragione di essere.
non riesco a essere altro che tutto quello che sono, anche se questo tutto
non riesco a saperlo, ma che vedo, e che sento, farsi.

mi interessa comunicare questo, questa essenza testimone.


credo che la tecnica che impiego sia la conseguenza logica di questa radice.
un percorso che non poteva trovare interesse altrove, rispetto a quello che per 

me significa, ruggine, ossidazione da ferro. un punto dove il tutto ha un qualche 

inizio e da dove si inanelleranno cose che vedo una con l'altra crescere.
un qualcosa di estremamente povero ed estremamente ricco.
nello stesso punto, che poi se è un quadro o un uomo, cosa importa?
non mi piace quando devo rivelare la tecnica in se, c'è sempre qualcuno che 

ha l'aria incredula. in realtà ho l'impressione di compiere un delitto in quei 

momenti, è come se stessi uccidendo il tutto all'interno della tecnica,
come se portassi la loro curiosità a morire in un meccanismo.
del resto c'è poco da dire... ferro, acqua, tela.
della ruggine, mi interessa il suo farsi, il suo autonomo svelarsi.
la sua effimera teoria legata al valore dell'indelebile errore che autenticamente 

palesa, e che nella sua ossessiva ricerca tento di trasformare in sostanza 

pittorica, secondo una continua esperienza di intima relazione tra il manufatto 

e il suo esecutore, dove i ruoli, non trovano difficoltà nell'alternarsi. 
come fare a porre questa pittura sul piano della parola?
come descrivere meglio questa essenza?
questo punto testimone dove esattamente si trova un tutto, 
che racchiude un uomo, un quadro?

pietro calabrese

aprile 2007